I miei occhi si sono affacciati al mondo in una torrida sera d’agosto del 1980, in un piccolo paese di pescatori del sud Italia, dove ho trascorso infanzia e adolescenza.
La fotografia mi accompagna da sempre. Da ragazzo osservavo la fotocamera analogica di mio padre e gli obiettivi riposti in custodie di pelle nera: oggetti che avevano, ai miei occhi, il fascino di scrigni intoccabili.
Col tempo ho capito che la meraviglia non vive negli strumenti, ma in ciò che scegliamo di raccogliere — prima con lo sguardo, poi attraverso le lenti.
A sedici anni, un corso di fotografia organizzato a scuola mi diede finalmente la possibilità di prendere in mano quella macchina tanto desiderata e iniziare a dare forma al mio modo di osservare.
Cresciuto tra l’aria salmastra dell’Adriatico, vivo oggi tra le più alte vette delle Alpi. Due paesaggi opposti, un’unica radice: la natura.
È lì che il mio sguardo ritorna.
La fotografia è il mio taccuino: il luogo in cui annotare esperienze ed emozioni, e dove prendono forma i pensieri che germogliano da ogni mio sguardo — che si posi su una stella lontana o sul delicato riverbero della luce su un granello di sabbia.
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